Rimembranze di quando ho cominciato ad appassionarmi alla politica estera e ai grandi avvenimenti storici

Leo Rugens

ragazzi-di-budapest

Avevo circa 9/10 anni ed era pertanto il fatidico 1956, quello, per intendersi, della Rivoluzione Ungherese, soffocata nel sangue dai carri sovietici e dell’occupazione del Canale di Suez.

Erano gli anni in cui l’Occidente (chiamiamolo così) doveva, ad ogni costo, difendere la democrazia dal comunismo. Alcuni ritenevano che, se attaccati, saremmo dovuti essere pronti a sacrificare le nostre stesse vite perché i figli dei nostri figli avessero sempre quella libertà che fu strappata all’assolutismo attraverso le più diverse ed ardue battaglie vinte nei secoli. Io piccolino (ma non troppo) sentivo parole che mi avrebbero segnato a vita: che la democrazia sarebbe potuta essere difesa solo se le potenze occidentali (così si chiamavano) fossero state capaci di dare ad essa il valore di un ideale anche capace di richiamare un largo seguito degli uomini che vivevano nel “mondo non collegato”, espressione che nessuno ha mai, dopo quegli anni, più usata.

Nessuno…

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